Storia e tecniche

Letterpress oggi: la stampa a rilievo che si sente con le dita

In breve

Il letterpress è la stampa tipografica tradizionale: una matrice in rilievo viene inchiostrata e premuta sulla carta, lasciando un'impronta che si vede e si sente. Oggi si usa con lastre in fotopolimero fatte dal file digitale e macchine storiche come la platina Heidelberg, su carte spesse di cotone, per inviti, biglietti e partecipazioni.

Il letterpress è la tecnica con cui si è stampato per quasi cinque secoli, da Gutenberg fino alla diffusione dell’offset nel Novecento. Una matrice in rilievo viene inchiostrata e premuta sulla carta. Per secoli i tipografi hanno cercato di premere il meno possibile, per non lasciare segni. Oggi succede il contrario: si preme apposta, perché l’impronta nella carta è proprio ciò che rende un invito o un biglietto da visita speciale.

Come funziona

La parte da stampare sta più in alto del resto della matrice, come in un timbro. I rulli la inchiostrano, poi la macchina la preme contro il foglio. L’inchiostro si deposita solo sulle parti in rilievo e la pressione schiaccia leggermente la carta, che resta incavata. Il risultato si vede con la luce radente e si sente passando le dita.

Dalle casse di piombo al fotopolimero

Molte botteghe conservano ancora caratteri mobili in piombo e in legno, perfetti per testi con un sapore antico. Per loghi e grafiche moderne però oggi si usano soprattutto le lastre in fotopolimero: una lastra di materiale fotosensibile viene esposta alla luce attraverso una pellicola ricavata dal file digitale e poi lavata. Restano in rilievo solo le parti da stampare. Così qualsiasi disegno vettoriale può diventare una matrice letterpress.

Le macchine

Le macchine più amate sono le platine Heidelberg, prodotte per gran parte del Novecento e soprannominate “windmill” (mulino a vento) per le braccia rotanti che prendono e depongono i fogli. Molte sono ancora in funzione nelle tipografie italiane, accanto a torchi manuali e piano-cilindriche. La pressione si regola con precisione: è ciò che permette di decidere quanto profonda deve essere l’impronta.

La carta fa metà del lavoro

Per un rilievo marcato servono carte spesse e soffici, meglio se di cotone, di solito dai 300 g fino a 600 g e oltre. Le carte patinate e rigide non si incavano e il risultato è piatto. Si possono anche accoppiare due fogli per ottenere biglietti molto spessi, magari con un colore diverso al centro che si vede sul bordo. Per orientarti con i pesi, leggi la guida alle grammature della carta.

Per cosa si usa

  • Partecipazioni e inviti di nozze, il campo in cui il letterpress è tornato più di moda.
  • Biglietti da visita di studi, artigiani, ristoranti e professionisti che vogliono distinguersi.
  • Biglietti d’auguri, segnalibri, cartoline e piccola cartoleria.
  • Etichette e cartellini per prodotti artigianali.

Come preparare il file

  • Usa grafiche vettoriali, in nero pieno: ogni colore diventa una lastra separata e un passaggio in macchina.
  • Limita i colori: uno o due sono la scelta più comune ed economica.
  • Evita sfumature, retini fini e foto: il letterpress lavora a campiture piene.
  • Non fare linee e testi troppo sottili né campiture troppo grandi: le prime possono rompersi, le seconde stampano in modo irregolare e la pressione non si distribuisce bene.
  • Chiedi se il retro può essere stampato: con un rilievo profondo l’impronta si vede anche sull’altro lato.

Quanto costa

Il letterpress è più caro della stampa digitale perché richiede la lastra, la preparazione della macchina e un lavoro quasi artigianale, foglio per foglio. Il costo per copia scende con la quantità, ma resta una scelta da lavori con poche copie e molto valore: cento partecipazioni, duecento biglietti da visita. Se ti serve un effetto simile in tempi brevi e su tante copie, chiedi alla tipografia di confrontarlo con un rilievo a secco o una vernice 3D.

Domande frequenti

Il letterpress si fa ancora con i caratteri in piombo?

A volte sì, nelle botteghe che conservano casse di caratteri in piombo e legno. Più spesso però si usano lastre in fotopolimero, realizzate dal file digitale, che permettono di stampare qualsiasi grafica e logo.

Quale carta serve per un buon rilievo?

Carte spesse e morbide, meglio se di cotone, dai 300 g in su. Più la carta è spessa e soffice, più l'impronta è profonda e visibile.

Si possono stampare foto e sfumature?

Non bene. Il letterpress dà il meglio con testi, linee e campiture piene in uno o due colori. Foto e sfumature vanno stampate in digitale o in offset.

Fonti

  1. Barnard & Westwood – Letterpress
  2. Minted – Letterpress wedding invitations (processo con lastre in fotopolimero e platina Heidelberg)